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Schermi del menù: progettare per una superficie che non si ferma

Come progettare schermi di menù leggibili in fila: corpi di testo, tempo di lettura, movimento, contrasto, e cosa non va mai animato.

Un menù su schermo non ha ultima pagina né grana della carta. Può cambiare a mezzogiorno, barrare una riga esaurita e cadere alle 13:10 quando il player riavvia. Progettare per quella superficie non è ritagliare una carta stampata in 16:9. L’ospite è in piedi, spesso in fila, spesso con il sole sul vetro. Ha da otto a venti secondi prima che chi sta dietro avanzi. Tutto ciò che è sullo schermo deve sopravvivere a quell’intervallo.

Un carattere che regge a tre metri

Partite dall’ospite più lontano che deve decidere, non dal computer del grafico. A tre metri i nomi dei piatti devono stare intorno ai 28–40 pt su un pannello da 43 o 55 pollici; i prezzi un gradino più piccoli, mai la metà. I titoli possono salire. Le descrizioni, se le tenete, stanno in una proposizione. Il grigio, i sans sottili e gli 8 pt riciclati da un file di stampa spariscono. Se non si legge la riga dalla porta, un occhio chiuso, non è sullo schermo.

Il contrasto batte la decorazione. Testo chiaro su campo scuro regge meglio in una sala luminosa del nero su un piatto fotografato. Un’immagine piena dietro la lista è il fallimento più comune: il carattere combatte con la carbonara. Mettete la foto in una fascia, o toglietela. La lista è il prodotto.

Tempo di lettura, non cinema

Se lo schermo ruota le pagine, ogni pagina deve restare abbastanza perché un nuovo arrivo la finisca. Venti secondi sono un minimo per una pagina da 15 piatti; trenta è più gentile. Un loop che gira ogni otto secondi insegna agli ospiti ad aspettare «la loro» pagina e blocca la fila. Meglio: una pagina cucina, una bevande, entrambe visibili se avete due schermi. Uno schermo, una lista, aggiornata, batte un carosello di tutto ciò che vorreste mostrare.

Il movimento ha due mestieri onesti: un barrato per il piatto esaurito, e una riga per la proposta del giorno. Travelling, prezzi che rimbalzano e sting del logo sprecano i secondi dell’ospite. Qualsiasi cosa si muova mentre legge un prezzo verrà riletta. Qualsiasi cosa lanci suono in sala verrà spenta dal primo cameriere che raggiunge il telecomando.

Cosa lo schermo deve ancora dichiarare

Un tabellone digitale resta un menù ai sensi del regolamento 1169/2011. Gli allergeni devono essere disponibili prima dell’ordine, in una forma che l’ospite usa. Un minuscolo «chiedere al personale» in un angolo è debole se la fila è rumorosa. Mettete numeri sulle righe e una chiave leggibile sullo stesso schermo, o una breve legenda di carta al banco. I prezzi sono con tasse dove la legge lo chiede. Se c’è un coperto, sta sullo schermo, non sullo scontrino.

  • Una colonna di piatti; due solo se entrambe restano sopra i 28 pt.
  • Niente carosello di foto eroiche nello stesso riquadro della lista.
  • Un ripiego di carta a portata di cassa per quando il player muore.
  • Gli stessi nomi e gli stessi prezzi della carta in mano, se ne avete una.

L’hardware fa parte dell’impaginazione

Montate il pannello dove la fila guarda già, non dove arrivava il cavo HDMI. Evitate una finestra che lava lo schermo alle 12:30 e un riflesso del passe che cancella la colonna dei prezzi. Una luminosità giusta all’installazione è spesso troppo bassa a pranzo e troppo dura a cena; date alla sala un preset giorno e notte, non un menu di servizio sepolto. Cornice e staffa non devono mangiare l’ultima riga di prezzi. Uno schermo troppo alto trasforma il menù in arredo da soffitto che nessuno legge senza alzare il mento.

Una lista che sta ferma abbastanza

Progettate lo schermo come una lavagna che può cambiare, non come un video che contiene prezzi. Corpo grande, contrasto alto, tempo di lettura lungo, quasi niente movimento, menzioni di legge sulla stessa faccia, e un piano di carta per il guasto. Se il player muore alle 13:10, la lista di carta alla cassa è il menù, non una promessa di riavvio. Un ospite in fila, con dieci secondi e il sole sul vetro, non aspetta il rettangolo nero e non tornerà a guardarlo. Le sale che lo fanno smettono di usare il cameriere come display di riserva. Le altre passano il rush a indicare un rettangolo che nessuno finisce di leggere.

In Menu Atelier imposti la lista una volta e puoi esportare una faccia in PNG ad alta risoluzione per uno schermo statico, o tenere gli stessi nomi su una carta A5 stampata per i tavoli; cambi formato in un clic invece di ricostruire l’offerta per ogni superficie.

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