Errori nel testo del menù: refusi, incoerenze e l'epidemia delle maiuscole
Gli errori di testo che fanno sembrare un menù più economico della cucina: piatti scritti male, maiuscole a caso, prezzi e unità incoerenti, con la regola che li evita.

Un ospite che nota "insalata Ceasar" sul vostro menù vi perdona. Un ospite che poi vede "expresso", "mozzarela", un antipasto a 9,50 e un altro a 9.5, e una sezione in cui Ogni Parola Ha La Maiuscola, non perdona più nulla; conclude che in questo ristorante nessuno guarda le cose da vicino, e si chiede se valga anche in cucina. Gli errori di testo costano poco da correggere e molto da lasciare. Questo articolo cataloga quelli che compaiono su quasi tutti i menù, spiega perché ciascuno nasce e dà la regola che lo evita.
L'epidemia delle maiuscole
Il problema più diffuso è la maiuscola a ogni parola, importata dai menù anglosassoni: "Polpo Alla Griglia Con Paprika Affumicata E Patate Novelle". Nasce dall'idea che le maiuscole facciano importante. Fanno titolo di giornale, e una pagina di titoli non ha più gerarchia. In italiano la regola è netta: maiuscola alla prima parola del nome del piatto e ai nomi propri, nient'altro.
I nomi propri comprendono luoghi, denominazioni protette e marchi (Parmigiano Reggiano, Chianina, Bronte, Franciacorta come vino), ma non gli ingredienti che suonano nobili: il parmigiano come generico, l'aceto balsamico non tradizionale, l'insalata caesar prendono la minuscola. Gli aggettivi geografici vanno in minuscolo: alla milanese, alla genovese, alla romana. Un errore frequentissimo è "alla Milanese" con la maiuscola, che in italiano non ha giustificazione.
Variante: la maiuscola casuale in mezzo alla riga. "Tartare di manzo, capperi, Scalogno" rivela che due persone hanno modificato la stessa riga in momenti diversi. Quando ne trovate una, rileggete tutta la sezione; ce ne sono sempre altre.
Gli errori che fanno tutti
Il vocabolario gastronomico è pieno di parole prese in prestito e la stessa dozzina viene scritta male sui menù di tutta Europa. Stampate questa lista e controllate il vostro menù.
- Caesar, non Ceasar. Espresso, non expresso. Bruschetta, non bruscetta. Prosciutto con due t. Gnocchi, non gnocci. Tagliatelle, non tagliatelli. Cappuccino con due p e due c.
- Crème brûlée con entrambi gli accenti; crème fraîche; chèvre; jalapeño con la tilde; pimentón; hollandaise, béarnaise, béchamel: le salse con nome francese seguono l'ortografia francese anche su un menù italiano.
- Gli accenti sulle maiuscole: "È" e non "E'" in testa a una frase o in un titolo. L'apostrofo al posto dell'accento sulla maiuscola è il refuso italiano per eccellenza, e su un menù ben stampato si vede da lontano.
- Whisky per Scozia e Giappone, whiskey per Irlanda e Stati Uniti: se li elencate entrambi, scrivete ciascuno correttamente. Rosé con l'accento, altrimenti è un'altra parola.
Anche l'apostrofo ha la sua regola: quello tipografico (') invece di quello dritto (') se il carattere lo prevede, e mai uno spazio dopo l'apostrofo ("un' insalata" è un errore). Il plurale delle parole straniere resta invariato in italiano: i croissant, i muffin, gli hamburger, non i croissants.
Il formato dei prezzi: un sistema, tutte le righe
I prezzi sono il testo più letto del menù e il più spesso incoerente. Miscugli frequenti sullo stesso menù: 12 e 12,00; 9,50 e 9.5; 14 € e €14 e 14€; il simbolo dell'euro su alcune righe e non su altre. Ognuno è minuscolo; insieme segnalano trascuratezza.
Decidete tre cose e applicatele ovunque. Primo, il separatore decimale: in italiano è la virgola (9,50), mai il punto, anche su un menù bilingue dove i prezzi seguono la lingua principale. Secondo, se mostrare le decimali: gli euro interi (12, 14, 18) si leggono con più calma e corrispondono all'uso attuale; se vi servono i 50 centesimi, allora tutti i prezzi mostrano due decimali (12,00, 14,50). Terzo, il simbolo: o il segno € dopo il numero con uno spazio (12 €), o nessun segno e una sola riga a piè del menù: "Prezzi in euro, coperto e servizio inclusi". Il simbolo su ogni riga ingombra la colonna senza aggiungere nulla.
Unità, numeri e abbreviazioni
La stessa disciplina vale per tutto ciò che è numerico. Scegliete una forma per ogni caso e scrivetela sul vostro foglio di stile.
- Pesi: 200 g con lo spazio e senza punto, non 200g, 200 gr né 200 grs. I pesi delle bistecche sono il posto classico dove trovare tre forme sulla stessa pagina; la fiorentina all'etto merita una riga chiara.
- Volumi: 12,5 cl o 125 ml, non entrambi; le misure dei calici nella carta dei vini tutte nella stessa unità.
- Tempo: 48 h o 48 ore, 24 mesi di stagionatura ovunque, ma non 48h su una riga e 36 ore sulla successiva.
- Numeri in lettere o in cifre: le piccole quantità in lettere (due uova, tre formaggi) e le misure in cifre (200 g, 36 mesi). Mescolare "2 uova" e "tre formaggi" nella stessa sezione stona.
- Abbreviazioni: eliminatele dalla riga del piatto. "C/" per con, "verd." per verdure e "pat." per patate appartengono alla lista della linea in cucina, non al menù dell'ospite.
Incoerenza di struttura, non solo di ortografia
L'incoerenza strutturale è più difficile da vedere di un refuso e altrettanto visibile per il lettore. Due piatti nella stessa sezione: uno con descrizione, uno senza. Una descrizione che finisce con il punto, la successiva no. Un piatto che separa gli ingredienti con le virgole, il seguente con i punti mediani. Un titolo in maiuscoletto, il successivo in grassetto.
La soluzione è la riga modello. Scrivete un piatto nella sua forma definitiva e copiatene la struttura per tutti gli altri: nome, poi descrizione (o niente), stesso separatore, stessa punteggiatura finale, stesso ordine (ingrediente principale per primo, guarnizione per ultima). Decidete se le descrizioni finiscono con il punto e applicatelo a tutte; la convenzione dei menù composti professionalmente è niente punto per i gruppi nominali, punto per le frasi complete.
Attenti anche al piatto orfano: una sezione con un solo elemento, di solito un residuo di un cambio di menù. Fondetelo in una sezione vicina o dategli compagnia.
Come gli errori sopravvivono fino alla stampa
Gli errori resistono perché chi ha scritto il menù è chi lo rilegge, e perché la rilettura avviene su schermo alla fine di un servizio. Tre abitudini rompono lo schema. Rileggere su carta, alla misura di stampa, con una penna. Chiedere a qualcuno che non ha scritto il menù di leggere ogni parola ad alta voce, lentamente, prezzi compresi. Tenere un foglio di stile di una pagina (maiuscole, formato prezzi, unità, accenti, abbreviazioni vietate) perché il prossimo cambio di menù non reintroduca gli stessi problemi.
I correttori ortografici aiutano meno del previsto: segnalano guanciale e lasciano passare "expresso". Un dizionario di termini gastronomici vale più della sottolineatura rossa.
Piccoli errori, grande messaggio
Nessuno degli errori qui sopra cambia ciò che arriva nel piatto. Tutti cambiano ciò che l'ospite si aspetta di vedere arrivare. Un menù con maiuscole coerenti, accenti giusti, un solo formato di prezzo e una sola struttura per riga non sembra impressionante; sembra che nessuno abbia dovuto pensarci, che è esattamente l'effetto che volete.
In Menu Atelier il formato dei prezzi, il separatore decimale e la posizione del simbolo € si impostano una volta per menù e si applicano a ogni riga, così un menù non può mescolare 9,50 e 9.5; quando incollate i piatti, maiuscole e separatori vengono normalizzati secondo una sola convenzione, e potete correggere qualsiasi riga prima di esportare i file di stampa.