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Menù su una sola pagina: come farci stare tutto senza affollare

Come progettare un menù su una pagina che resti leggibile: budget di parole per A4 e A5, colonne, corpi del testo, cosa tagliare e quando cambiare formato.

Il foglio singolo è il formato di menù più onesto che esista. Niente da aprire, niente da sfogliare, tutta l'offerta visibile in un colpo d'occhio, e la cosa più economica da ristampare quando un prezzo cambia. È anche il formato che viene rovinato più spesso, perché la tentazione di infilare un'altra sezione è costante e la pagina non dice mai di no. Quello che segue è l'aritmetica e le decisioni che tengono pulito un menù su una pagina: quante parole può portare, come organizzarle e come riconoscere il momento in cui la risposta giusta è una seconda facciata e non un carattere più piccolo.

Il budget di parole di un foglio singolo

Partite dai numeri, non da un modello. Un foglio A4 (210 × 297 mm) con margini di 15 mm ha un'area utile di 180 × 267 mm. A 10,5 pt con interlinea 13 pt e una sola colonna, quell'area contiene circa 55 righe di testo, meno quello che si prendono titoli e stacchi tra sezioni. In pratica un menù serale A4 leggibile porta 280-380 parole: circa 25-32 piatti con descrizioni brevi, oppure 40-50 voci senza descrizione.

L'A5 (148 × 210 mm) dimezza tutto. Una singola facciata A5 porta comodamente 120-170 parole, cioè un menù pranzo, una carta dei dolci o una lista di bevande, non un menù completo. Se la lista ripulita supera questi budget, non rimpicciolite il carattere; passate al fronte-retro, e se superate anche quello, passate al piegato.

Una colonna o due

Su A4 una colonna singola va bene per i menù con descrizioni: la giustezza di circa 75 caratteri per riga è al limite superiore della lettura comoda, e il prezzo sta all'estrema destra senza puntini. Due colonne vanno bene per liste di voci brevi: pizze, cicchetti, vini al calice, cocktail. Ogni colonna è allora larga circa 85 mm, che ospita un nome di piatto e un prezzo con spazio di riserva, e nient'altro.

Mescolare è permesso e spesso è la risposta migliore. Antipasti, primi e secondi in una colonna in alto, poi contorni, dolci e bevande in due colonne più strette sotto. Il cambio di ritmo segnala un cambio di passo nel pasto e recupera il 20-30 % della pagina per le sezioni che hanno bisogno di spazio.

La gerarchia quando non c'è una copertina a dare il tono

Un menù piegato ha una copertina per portare il logo e l'atmosfera. Un foglio singolo deve fare entrambe le cose sulla stessa facciata del cibo. Date alla testata una fascia fissa di 30-40 mm su A4: logo o nome, una riga per il concept o l'indirizzo, e basta. Tutto ciò che sta sotto è contenuto. Una testata che occupa un terzo della pagina è il modo più comune in cui un menù su una pagina resta senza spazio.

I titoli di sezione fanno poi il lavoro pesante. Componeteli in maiuscoletto o in un carattere display a 13-16 pt con 8-10 mm d'aria sopra e 3 mm sotto. Su una pagina singola affollata, quegli stacchi sono ciò che la rende scorribile. Resistete alla tentazione di chiuderli per far entrare una riga in più.

Cosa tagliare, in ordine

Quando il conteggio supera il budget, tagliate in questa sequenza e fermatevi appena entra.

  1. Le descrizioni dei piatti che tutti conoscono. Una carbonara, una cotoletta alla milanese e un tiramisù non hanno bisogno di spiegazioni.
  2. Gli aggettivi senza informazione. Delizioso, abbondante, fatto in casa e tradizionale vanno via per primi.
  3. I sottotitoli delle sezioni con meno di tre voci. Fondeteli in una sezione vicina.
  4. I piatti a basso margine che si vendono poco. È qui che l'analisi dei dati di vendita si ripaga.
  5. La lista delle bevande. Spostatela su una carta separata o sul retro del foglio; vini e cocktail si leggono comunque meglio da soli.

Solo dopo tutti e cinque i passaggi potete pensare di scendere da 10,5 pt a 10 pt. Mai sotto, su un menù serale.

Il retro non è un ripostiglio

Passare al fronte-retro raddoppia il budget e costa pochissimo in più in stampa. Ma il retro si legge per secondo, se si legge, quindi deve contenere ciò che il cliente cerca dopo la decisione principale: dolci, caffè, bevande, legenda degli allergeni, la storia del locale se proprio ci tenete. Non dividete mai antipasti e secondi sulle due facciate; il cliente ordinerà un antipasto prima di scoprire che esistono i secondi.

Attenzione anche alla trasparenza. Su un cartoncino non patinato da 300 g, un fondo scuro da un lato può trasparire attraverso uno chiaro dall'altro. Tenete le due facciate nella stessa famiglia tonale, oppure passate a un cartoncino patinato da 350 g dove l'opacità non è più un problema.

Carta e protezione per un foglio che passa di mano in mano

Un foglio singolo vive nelle mani, non su un espositore, quindi si usura più in fretta di un piegato. Tre opzioni sensate: stampare su cartoncino da 300-350 g con plastificazione opaca o finitura soft-touch, che sopravvive a qualche centinaio di servizi; usare un portamenù rigido o una custodia in pelle e ristampare su carta da 170 g ogni poche settimane; oppure stampare su carta economica da 120 g e trattare il menù come usa e getta, cambiato ogni giorno. Ognuna funziona. Quello che non funziona è un cartoncino da 200 g senza finitura, che si arriccia agli angoli in una settimana.

Quando il foglio singolo è il formato sbagliato

Alcuni segnali che siete cresciuti oltre la pagina unica anche se il testo entra ancora: la testata è scesa sotto i 25 mm, gli stacchi tra sezioni sono sotto i 6 mm, avete tre o più colonne, oppure i clienti tengono il menù a braccio teso. A quel punto un piegato in A5 vi dà quattro facciate da 148 × 210 mm, lo stesso ingombro sul tavolo una volta chiuso, e spazio per respirare. Costa qualche centesimo in più a copia e si legge come un ristorante diverso, più curato. In Menu Atelier lo stesso design può passare da A4 singolo ad A5 piegato, solo fronte o fronte-retro, con un clic, e potete confrontare le due versioni in 3D prima di decidere quale si adatta davvero alla vostra lista.

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